L'Agenda 2030, i 17 goal per lo Sviluppo Sostenibile e la SNSvS

“una società buona […] dovrebbe rendere i propri membri liberi: non solo liberi in senso negativo, cioè non obbligati a fare ciò che non vorrebbero fare, ma liberi in senso positivo, cioè in grado di usare la propria libertà per poter fare delle cose […] capaci di influire sulle proprie condizioni di vita, di elaborare il significato di ‘bene comune’ e di rendere le istituzioni della società conformi a quel significato” (La solitudine del cittadino globale pag 111 – Zygmunt Bauman, 2000)

Il 25 settembre 2015, durante la XXI conferenza delle parti (COP 21 di Parigi), l’Assemblea delle Nazioni Unite ha adottato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. La comunità internazionale ha inserito all’interno della stessa agenda anche gli impegni presi per lo sviluppo sostenibile durante la Conferenza ONU RIO +20 e il processo di rinnovamento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio attuati tra il 2000 e il 2015.

Al centro dell’Agenda ci sono 17 obiettivi indicati con la sigla SDG Sustainable Development Goals e i 169 sotto-obiettivi, che descrivono le sfide del terzo millennio per l’umanità e mirano a porre fine alla povertà, a lottare contro l’ineguaglianza e per lo sviluppo sociale ed economico, ad affrontare i cambiamenti climatici e a costruire società pacifiche entro l’anno 2030.

Ogni link rimanda a una descrizione dei SDGs che include:

  • una descrizione, con una panoramica a carattere statistico e qualitativo a livello globale e nazionale
  • i target
  • alcune considerazioni e informazioni di carattere generale e relative all’impatto derivante dalla pandemia da Covid-19
  • il posizionamento del Lazio, attraverso grafici rappresentativi di indicatori compositi (fonte: elaborazioni Regione Lazio su dati ASvis)
  • i principali link di riferimento

Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs)

Nel mese di marzo 2020, durante il lockdown, l’ASviS ha realizzato, a livello nazionale, una valutazione qualitativa della crisi generata dal Covid 19 sull’andamento prevedibile a breve termine (entro il 2020) degli oltre 100 indicatori elementari utilizzati per elaborare gli indici compositi per i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, aggiornati al 2018 dal Rapporto annuale ASviS presentato a febbraio 2020:

  • per i Goal 1 (povertà), 4 (educazione), 8 (condizione economica e occupazionale), 9 (innovazione), 10 (disuguaglianze) l’impatto atteso è largamente negativo
  • mentre per i Goal 7 (sistema energetico), 13 (lotta al cambiamento climatico) e 16 (qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide) ci si può aspettare un andamento moderatamente positivo
  • per i Goal 6 (acqua e strutture igienico-sanitarie), 11 (condizioni delle città), 14 (condizioni degli ecosistemi marini) e 17 (cooperazione internazionale) nel 2020 l’impatto dovrebbe essere sostanzialmente nullo
  • mentre per i rimanenti cinque Goal l’impatto non è valutabile (NV). in quanto non è stato possibile immaginare una relazione chiara tra crisi e indicatore, mentre in altri casi miglioramenti e peggioramenti tendono a compensarsi. 

Da questa analisi emerge che la crisi economica causata oggi dalla pandemia, ma che può generarsi da altri shock quali emergenza climatica, sfruttamento degli ecosistemi e da tensioni sociali, non favorisce lo sviluppo sostenibile perché la crisi impatta in maniera diversa sulle diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile, economiche, sociali, ambientali le quali viceversa devono trovarsi in un Rapporto di mutuo equilibrio.

Per questo è importante che, nella dimensione “istituzionale”, i governi si dimostrino consapevoli e preparati e che gli atti legislativi siano sempre accompagnati da una valutazione, ancorché qualitativa, del loro impatto atteso sulle diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile (Enrico Giovannini).[1]

Occorre una visione olistica di lungo periodo per utilizzare al meglio le importanti risorse finanziarie che saranno messe a disposizione dall’Europa per evitare il rischio di un ritorno al “business as usual” seguendo gli obiettivi indicati nel documento approvato dal Consiglio europeo del 23/04/2020 per un’Europa più resiliente, sostenibile ed equa.


Il posizionamento generale del Lazio

(Dati estratti dalla banca dati della ASVIS con riferimento al Lazio e alle macro-aree Centro, Nord, Mezzogiorno e all’Italia. Fonte:            http://www.regione.lazio.it/statistica/it/agenda-2030/gli-indicatori-compositi-nel-lazio)

Gli Indicatori compositi disponibili ad oggi, a livello regionale, sono 14 su 17 Goal totali e, più precisamente, sono stati rilasciati gli indicatori compositi per i Goal da 1 a 12, per il Goal 15 e per il Goal 16.

Gli indicatori compositi ASVIS nel Lazio, nelle macroripartizioni e in Italia.
Variazioni percentuale tra il 2010 e il 2017 per goal.

Dai dati emerge per la Regione Lazio un miglioramento sensibile della propria situazione nel campo dell’alimentazione, dell’istruzione di qualità, delle parità di genere e della riduzione delle disuguaglianze, delle imprese, innovazione e infrastrutture, del consumo e produzioni sostenibili (Goal 2, 4, 5, 9, 10 e 12).
In particolare,

  • il Goal 5 migliora grazie all’incremento della rappresentanza delle donne nel Consiglio Regionale e dell’aumento della percentuale del tasso di laureati di sesso femminile
  • il Goal 12 è trainato dalla diminuzione della quota di rifiuti urbani conferiti in discarica sul totale dei rifiuti urbani raccolti e dalla quota di raccolta differenziata di rifiuti urbani

Gli indicatori mostrano andamenti sostanzialmente invariati per il benessere e la salute, e per l’energia pulita (Goal 3 e 7). 

Gli obiettivi sui quali invece si rimane più indietro, anche a livello nazionale, sono quelli della riduzione della povertà, dell’acqua pulita, sul tema del lavoro dignitoso e della crescita economica, sulla sostenibilità per le città e per le comunità, e infine per gli obiettivi che mirano allo sviluppo della vita sulla terra e la costruzione della pace, della giustizia e di istituzioni solide (Goal 1, 6, 8, 11, 15 e 16).

In particolare, il Goal 6 mostra un peggioramento a causa dell’aumento del numero di famiglie che lamentano irregolarità nell’erogazione dell’acqua e della riduzione dell’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile.


[1] L’Alleanza ha valutato gli atti legislativi emanati dal Governo per fare fronte alla crisi: i D.L “Cura Italia”, “Liquidità e “Rilancio” in relazione ai 17 SDGs dell’Agenda 2030 e anche dei cinque parametri della resilienza trasformativa composti da: prevenzione, protezione, preparazione, promozione e trasformazione (cfr Building a Scientific Narrative Towards a More Resilient EU Society nel   – Joint Research Centre (JRC) – 2017. Dall’analisi emerge che l’azione di Governo per fare fronte alla crisi generata dalla Pandemia fino a ora è stata orientata soprattutto a misure di protezione, legate quindi principalmente alla fase emergenziale, sui goal Goal 3 (Salute) sul Goal 8 (Condizione economica e occupazionale) e sul Goal 9 (Innovazione), al fine di offrire un offrire un sostegno immediato da un punto di vista sanitario/assistenziale alla popolazione, per cercare di sostenere l’occupazione, e in generale l’economia italiana. (altre misure riguardano la sanità (Fascicolo sanitario elettronico), la cooperazione l’energia (efficienza) fisco (detrazioni fiscali e credito d’imposta cedibile, sul Goal 11 (Città e comunità sostenibili), per potenziare il ruolo delle comunità locali e sul Goal 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide) per la semplificazione amministrativa, il sostegno alla cultura e al Turismo, per stimolare la domanda. Ma Il DL sembra rispondere almeno in parte in questo momento alle aspettative dei cittadini come rileva un sondaggio condotto nella prima settimana di maggio da Bva Doxa per l’ASviS sui 17 SDGs, – il 46% degli intervistati ritiene che il lavoro e la crescita economica (Goal 8) siano le priorità dell’azione politica, il 44% privilegia la salute e il benessere – con differenziazioni dovute all’età e all’area geografica di appartenenza dell’intervistato.  Tuttavia manca il riferimento al Green new deal, al cambio di paradigma richiesto dalla Commissione europea; è carente per quel che riguarda l’uguaglianza di genere, i sistemi idrici, la tutela del territorio e l’economia circolare e sono ancora scarse le misure orientate alla preparazione e alla trasformazione della società e del sistema produttivo “ Mai come adesso abbiamo la possibilità di progettare il futuro che vogliamo”…“Sono state messe in campo misure straordinarie. Ma serve che il Paese si doti di un piano preciso a favore della resilienza, della sostenibilità e dell’equità, temi verso i quali saranno orientati i fondi messi a disposizione dell’Unione europea, e adotti una visione sistemica delle varie politiche, per evitare di disperdere le risorse e vanificare gli sforzi e le sofferenze di tanti italiani. Lo dobbiamo ai giovani, su cui ricadranno le nostre scelte di oggi. Per questo ribadiamo la centralità del principio di giustizia intergenerazionale, alla base del concetto stesso di sviluppo sostenibile” (Enrico Giovannini) https://asvis.it/home/46-5728/decreto-rilancio-pone-attenzione-ai-goal-3-8-e-9-ma-debole-su-green-new-deal