La cornice strategica

Nel settembre 2015, con la Risoluzione A/RES/70/1 Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile e i relativi 17 Obiettivi (Sustainable Development Goals – SDGs nell’acronimo inglese), articolati in 169 target da raggiungere entro il 2030.

L’Agenda 2030 rileva l’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, superando l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e affermando una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale.

La strategia muove da 4 principi guida: integrazione, universalità, trasformazione e inclusione.

Ogni paese, senza più distinzione tra Paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo, ciascuno in relazione alle proprie realtà socio- economico e ambientali, è chiamato al conseguimento dei 17 obiettivi attraverso l’elaborazione di una propria strategia di sviluppo sostenibile rendicontando sui risultati conseguiti all’interno di un processo coordinato dall’Onu. Tutte le componenti della società, le imprese, il settore pubblico, la società civile, il Terzo settore, le Università e i centri di ricerca, chi opera nella comunicazione e nella cultura, sono chiamate a collaborare per il raggiungimento degli obiettivi della Strategia.

L’Unione Europea

L’Unione Europea ha partecipato attivamente all’intero processo negoziale che ha portato all’adozione dell’Agenda 2030 e, con la COM/2016/0739 final – Il futuro sostenibile dell’Europa: prossime tappe, ha illustrato la posizione dell’UE per contribuire all’Agenda 2030, evidenziando le principali politiche per i 17 obiettivi di SS e la necessità di innalzare i livelli dell’impegno pubblico e della responsabilità e leadership politica nell’affrontare gli Obiettivi a tutti i livelli[1].  La Commissione europea, inoltre, ha presentato, il 30 gennaio 2019, il Documento di riflessione sull’Agenda 2030 Verso un’Europa sostenibile entro il 2030, in cui conferma l’impegno dell’Unione, in linea con il principio di sussidiarietà, per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, anche in relazione all’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del 2015. Il reflection paper prepara il terreno per una strategia globale dell’UE per gli anni 2019-2024, nonché il quadro normativo della programmazione comunitaria 2021-2027.

L’Italia

L’Italia ha approvato la “Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia” nell’agosto del 2002 con la deliberazione del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) n. 57, ma solo la Legge 28 dicembre 2015, n. 221 ne ha definito un quadro giuridico e normativo preciso[2].

Il 22 dicembre 2017, il CIPE ha approvato la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile-SNSvS[3], che definisce le linee direttrici delle politiche economiche, sociali e ambientali finalizzate a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030.

La SNSvS è strutturata in cinque aree, corrispondenti alle cosiddette “5P” dello sviluppo sostenibile proposte dall’Agenda 2030: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership[4], ciascuna delle quali contiene Scelte Strategiche e Obiettivi Strategici per l’Italia, correlati agli SDGs dell’Agenda 2030.

Il documento fornisce inoltre una prima serie di indicatori per il monitoraggio. A livello nazionale, l’attuazione della Strategia deve raccordarsi con i documenti programmatici esistenti, in particolare con il Programma Nazionale di Riforma (PNR) e, più in generale, con il Documento di Economia e Finanza – DEF, nel quale sono inclusi gli indicatori di benessere equo e sostenibile – BES[5]

Nel marzo 2018, è stata istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, la Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile a cui spetta l’approvazione della relazione annuale sull’attuazione della SNSvS, anche al fine del suo tempestivo aggiornamento[6]

Il MATTM, al fine di supportare le Regioni nell’attuazione delle Strategie Regionali per lo Sviluppo Sostenibile ovvero nella redazione della Strategia Regionali per lo Sviluppo Sostenibile, ha emanato il 9 luglio 2018 un Avviso pubblico per la presentazione di manifestazioni di interesse per il finanziamento di attività di supporto alla realizzazione degli adempimenti previsti dall’art. 34 del decreto legislativo n. 152/2006 e ss.mm.ii. 

La Regione Lazio

La Regione Lazio ha partecipato alla suddetta manifestazione d’interesse e ha sottoscritto, a dicembre 2018, l’Accordo di collaborazione con il MATTM, che prevede la definizione della Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile – SRSvS, attraverso una serie di azioni integrate:

  1. Declinare gli obiettivi nazionali adattandoli alle specificità del contesto regionale
  2. Elaborare un Piano d’azione con obiettivi e azioni prioritarie, target concreti e raggiungibili in relazione al contesto regionale
  3. Allineare i documenti di programmazione regionali con gli obiettivi della Strategia di Sviluppo Sostenibile, a partire dal proprio Documento Strategico di Programmazione
  4. Assicurare l’efficacia delle politiche messe in campo attraverso un continuo monitoraggio dei risultati raggiunti
  5. Coinvolgere la società civile per:
  6. renderla partecipe del processo di elaborazione della strategia regionale fin dalle prime fasi di definizione
  7. diffondere la cultura della sostenibilità a tutti i livelli, sensibilizzando gli operatori pubblici e privati, i cittadini, gli attori del mondo della ricerca e della formazione, le reti di associazioni della società civile, gli operatori dell’informazione

Nel dicembre 2018 è stata istituita una Cabina di Regia interassessorile, coordinata dall’Assessore allo Sviluppo Economico e composta da tutti gli Assessori competenti rispetto alle diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile. La Cabina è assistita da un Gruppo di lavoro tecnico, composto dai referenti dei diversi Assessorati/ Direzioni coinvolti e da un Gruppo di pilotaggio.

Nel marzo 2019 la Cabina di Regia ha condiviso e approvato il POD – Piano Operativo di Dettaglio per la definizione della Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile attraverso l’impegno e il coinvolgimento di tutti gli Assessorati e le Direzioni competenti, supportate nell’attuazione del Piano da Lazio Innova. 

La redazione della SRSvS sarà inoltre lo strumento attraverso il quale mettere a sistema quanto la Regione Lazio ha fin qui fatto in materia di sviluppo sostenibile attraverso l’adozione di specifiche disposizioni normative e piani d’azione, investimenti e misure finanziarie, in modo da assicurare il coordinamento orizzontale, tra le diverse politiche settoriali, e verticale, tra i diversi livelli amministrativi.

Approfondisci le Attività realizzate dalla Regione Lazio


[1]  Il principio dello sviluppo sostenibile è presente nel quadro normativo comunitario fin dal Trattato di Amsterdam (art. 3) del 1997 ed è oggi inserito nel Trattato di Lisbona (art. 3), entrato in vigore il 1° dicembre 2009, che costituisce attualmente la carta fondamentale dell’Unione europea. Inoltre, dal 2010, si è dotata di un quadro strategico decennale per la crescita e l’occupazione (Strategia “Europa 2020”) basata su tre priorità tra loro reciprocamente interconnesse: crescita intelligente, mediante lo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza, la ricerca e l’innovazione; crescita sostenibile. Per ulteriori approfondimenti  http://asvis.it/gli-sdgs-e-l-europa/

[2] Il co. 3 dell’art  art 34 del D.lgs 152/2006 Norme tecniche, organizzative e integrative dispone Il Governo, con apposita delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica, su proposta del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le regioni e le province autonome, e acquisito il parere delle associazioni ambientali munite di requisiti sostanziali omologhi a quelli previsti dall’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, provvede, con cadenza almeno triennale, all’aggiornamento della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile di cui alla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica del 2 agosto 2002.  Il medesimo articolo inoltre stabilisce al co. 4 che: Entro dodici mesi dalla delibera di aggiornamento della strategia nazionale di cui al comma 3, le regioni si dotino, attraverso adeguati processi informativi e partecipativi, senza oneri aggiuntivi a carico dei bilanci regionali, di una complessiva strategia di sviluppo sostenibile che sia coerente e definisca il contributo alla realizzazione degli obiettivi della strategia nazionale. Le strategie regionali indicano insieme al contributo della regione agli obiettivi nazionali, la strumentazione, le priorità, le azioni che si intendono intraprendere. In tale ambito le regioni assicurano unitarietà all’attività di pianificazione. Le regioni promuovono l’attività delle amministrazioni locali che, anche attraverso i processi di Agenda 21 locale, si dotano di strumenti strategici coerenti e capaci di portare un contributo alla realizzazione degli obiettivi della strategia regionale.

[3]La SNSvS è frutto di un intenso lavoro tecnico e di un ampio e complesso processo di consultazione con le amministrazioni centrali, le Regioni, la società civile, le Università, il mondo della ricerca e della conoscenza. il Ministero dell’Ambiente ha lavorato in stretta collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e con il Ministero dell’Economia.

[4] Area PERSONE – Contenuti/Finalità: Creare un modello di sviluppo atto a ridurre le disuguaglianze economiche, educative e culturali e a garantire  il soddisfacimento dei bisogni e l’accesso ai servizi essenziali a tutti i cittadini, in particolare alle fasce più deboli (anziani, persone con disabilità, migranti, minoranze etniche)
Area PIANETA – Contenuti/Finalità: arrestare la perdita di biodiversità; garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali; creare comunità e territori resilienti, custodire i paesaggi e i beni culturali
Area PROSPERITA’ – contenuti/finalità: finanziare e promuovere ricerca e innovazione sostenibili; garantire piena occupazione e formazione di qualità; affermare modelli sostenibili di produzione e consumo; decarbonizzare l’economia
Area PACE – Contenuti/Finalità: promuovere una società non violenta e inclusiva; eliminare ogni forma di discriminazione; assicurare la legalità e la giustizia
Area PARTNERSHIP – contenuti/finalità: l’area Partnership fa riferimento alla declinazione della strategia, delle aree di intervento e degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo quale settore prioritario di applicazione della “dimensione esterna” dell’Agenda 2030

[5] Con la Legge 163/2016 che ha riformato la legge di bilancio, il BES è entrato per la prima volta nel processo di definizione delle politiche economiche evidenziandone l’effetto su alcune dimensioni fondamentali per la qualità della vita. In virtù di tale norma, il Ministero dell’Economia e delle Finanze con il Decreto del 16 ottobre 2017  ha adottato 12 indicatori di benessere equo e sostenibile: reddito medio disponibile aggiustato pro capite; indice di diseguaglianza del reddito disponibile; indice di povertà assoluta; speranza di vita in buona salute alla nascita; eccesso di peso; uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione; tasso  di  mancata  partecipazione  al  lavoro,  con  relativa scomposizione per genere; rapporto tra tasso di occupazione delle donne  di  25-49  anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli; indice di criminalità predatoria;  indice di efficienza della giustizia civile; emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti; indice di abusivismo edilizio. La lista completa degli indicatori BES è entrata a far parte del DEF del 2018, mentre in quello del 2017 è stata presente solo una prima selezione di 4 indicatori L’Istat pubblica annualmente un Rapporto sugli indicatori BES.     https://www.istat.it/it/benessere-e-sostenibilit%C3%A0/la-misurazione-del-benessere-(bes)/il-bes-nel-def

[6] Con direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 16 marzo 2018, Indirizzi per l’attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile è stata istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, la Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile, presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri e composta dai Ministri, dal Presidente della Conferenza delle Regioni, dal Presidente dell’Unione delle province d’Italia e dal Presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani.